Cronaca 4


aborto  =  omicidio legalizzato!

Perché abortire?

Se gli adulti sono così sprovveduti da non utilizzare un modo dei tanti possibili, e avrebbero l'obbligo morale di usarlo sapendo che non vogliono un figlio, la donna deve portare avanti la gravidanza, e poi abbandonare il Piccolo in ospedale. Non costa niente e se richiesto può rimanere anonima, anche per alcune regioni dove è in uso:

«Per la sepoltura del feto ci pensa lei o preferisce che lo faccia l’azienda sanitaria? Metta una croce e una firma qui».

Quindi, perchè abortire?

Interessanti video sull'argomento


 
La Ministra Melandri

All'inizio di gennaio compare sull'Espresso una notiziola:

 "La Melandri è stata ospite di Briatore" a Malindi (Kenya).

e allora? che male c'è!

il male è nella mentalità della Ministra Diessina

che nega, nega, e continua a negare,

anche alla evidenza fotografica!

Questo è un vero male,

e una Ministra non dovrebbe comportarsi così,

neppure se fosse una Minestra.


Il altri paesi si sarebbe già bruciata la carriera politica. Per esempio in USA dove è nata.

Ma! forse dovrà rendere conto ai comunisti della Sua coalizione, che dichiararono:

a casa di Briatore solo se imbottiti di bombe!

 


Manifestazione e dibattito in piazza Alimonda a Genova:
 

Comunicato stampa COISP, 19 Luglio 2007 - Il Co.I.S.P. REVOCA DI PROPRIA INIZIATIVA la manifestazione a Genova in piazza Alimonda: il clima non è né democratico, né sereno. Ma siamo vincenti e soddisfatti.

“L’estintore come strumento di pace” !!!

In occasione delle manifestazioni a ricordo dei fatti del G8 di Genova, il COISP ha comunicato alle Autorità realizzare, a Genova, in piazza Alimonda, con inizio alle ore 16.00 di venerdì 20 luglio 2007, una manifestazione ed un dibattito sul tema “L’estintore come strumento di pace”, alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni, dei movimenti politici, delle categorie economiche, delle associazioni di cittadini del capoluogo ligure. “Credo sia urgente ed eticamente corretto - ha detto il Segretario Generale del Coisp, Franco Maccari - dibattere insieme alla città ed alle sue rappresentanze più significative, quanto è accaduto nei giorni del G8. Un momento di incontro, come necessaria situazione democratica di confronto.
Parlando di democrazia, è evidente come non siano invitati e graditi al dibattito ex terroristi, terroristi, sinistra radicale, black-block, ecc.”

“Stiamo predisponendo - ha continuato Maccari - una forte convergenza a Genova degli iscritti al Coisp, ma anche dei poliziotti simpatizzanti ed aderenti comunque all’iniziativa, a partire dai cittadini; per tale motivo verrà inoltrata alle Ferrovie la richiesta della “scontistica d’uso e vigente” per le manifestazioni. Tengo a precisare che tutto ciò non vuole configurarsi come “provocazione” nei confronti delle manifestazioni annunciate a Genova negli stessi giorni, ma semplicemente di un diritto di presenza, opinione, confronto democratico e differenziazione fra due insiemi sociali:

"cittadini, amministratori, istituzioni, categorie economiche locali da una parte;
rei di resistenza, di lesioni, di devastazione e di saccheggio dall’altra.”

Alla tavola rotonda in piazza Alimonda - ha concluso Maccari – verrà invitato il già carabiniere Mario Placanica ed Ermete Bogetti, procuratore generale della Corte dei Conti del Piemonte, il quale sosterrà un confronto con il giornalista ed esperto di comunicazione Tullio Cardona sul tema
“l’immagine mediatica dello Stato”.


Carlo Giuliani

Con spirito cristiano non possiamo fare altro che pregare anche per quelli caduti non certamente per valori umani,
e francamente perdere un figlio a questo modo deve essere terribile.

   

All'interno della camionetta ci sono 3 giovani carabinieri coetanei di Carlo, e fuori sono molti di più,
tutti molto determinati a fare del male come mostrano le foto.
 

  Altre foto di Carlo Giuliani  

 
   

Carabinieri: posto di blocco con auto utilitaria

Molte volte abbiamo notato auto di piccola cilindrata ai posti di blocco e spesso mi domandavo a cosa sarebbero servite in caso di forzatura del blocco. Adesso abbiamo la risposta - servono a fare perdere la vita a qualche Uomo che non esita ad inseguire i malavitosi anche con una utilitaria.

Infatti questo è avvenuto a Roma quando un furgone di colore bianco rubato pochi giorni prima, e i Carabinieri avranno sicuramente avuto segnalazioni, ha forzato il blocco "costringendo" una pattuglia ad inseguirlo con una piccola utilitaria, molto valida per fare delle merende in campagna, ma non certamente per essere usata contro i criminali. Infatti quando l'auto ha raggiunto il furgone e stava per sorpassarlo il criminale con il "suo" furgone ha speronato l'auto dei CC ottenendo il risultato come da foto e facendo perdere la Vita a Roberto Sutera di anni 37.

Dopo pochi giorni è stato ritrovato il furgone bruciato e catturato il criminale, noto "cliente" delle carceri.

E' molto improbabile che l'Arma necessiti di insegnamenti da qualcuno, ed è molto più attendibile pensare a ristrettezze economiche "imposte" dai soliti maledetti politici, e anche dai soliti maledetti magistrati, che anche in questo caso hanno pensato di rimettere in libertà molte volte questo individuo, vanificando così tutti gli arresti eseguiti contro questo criminale.

Alla camera ardente si sono presentati anche politici che ricoprono alte cariche istituzionali, tra questi pure il Presidente del Consiglio Romano Prodi con il Suo fido portavoce Silvio Sircana hanno dichiarato: «E´ morto per tutti noi, per la nostra sicurezza e per la nostra serenità». Questi personaggi sono quelli che hanno dato alle Forze d'Ordine un aumento di stipendio di 5,00 mensili alcuni mesi fà.

Roberto Sutera di anni 37
lascia Moglie e Figli
 


TENTA SEQUESTRO BIMBO DI TRE ANNI AL MARE, ARRESTATA RUMENA

29 luglio 2007

PALERMO - Avrebbe abbracciato un bambino di tre anni e dopo averlo avvolto nella sua gonna lo avrebbe spinto fuori dallo stabilimento balneare dove il piccolo era in compagnia dei genitori. Protagonista della vicenda, avvenuta ieri sera a Isola delle femmine, nel Palermitano, è una donna rumena in compagnia di una "collega" è stata arrestata dai carabinieri per tentativo di sequestro e sottrazione di minorenne. A bloccare il sequestro del bambino sono stati alcuni bagnanti che hanno richiamato l’attenzione dei genitori del bambino e contemporaneamente chiamato i carabinieri della compagnia di Carini. Vistosi scoperta la donna, della quale non sono state fornite le generalità, ha cercato di darsi alla fuga, ma è stata trovata e arrestata dai militari dell’Arma. La Procura della Repubblica ha disposto il suo trasferimento nel carcere Pagliarelli di Palermo.

“Una delle bagnanti si è accorta di quanto stava accadendo e, gridando, le ha strappato il bambino”. A quel punto la rumena è fuggita. Secondo alcuni testimoni, le due donne non sarebbero state sole: fuori dallo stabilimento una macchina con loro connazionali le avrebbe attese. Ma la donna, quando è stata arrestata, era a piedi e si trovava nei paraggi della caserma dei carabinieri di Capaci.
Alcuni bagnanti, in particolare, hanno riferito di avere notato anche due uomini, uno dei quali suonava l’organetto probabilmente per distrarre l’attenzione della gente che si trovava sul posto. Sempre secondo alcune testimonianze i due, nella confusione generale, si sarebbero allontanati a bordo di un’auto di colore blu. La donna arrestata, che ha 45 anni, è senza fissa dimora; per gli investigatori graviterebbe in un campo nomadi del trapanese.


IL GIP SCARCERA LA DONNA RUMENA ACCUSATA DI AVER TENTATO
DI SEQUESTRARE IL PICCOLO DI TRE ANNI.


31 luglio 2007

Bravi!

Solito lavoro vanificato alle Forze dell'ordine!
Così non riusciremo mai a combattere questo grave problema!
 


Lo Stato Italiano, non paga i Dipendenti di Polizia
per il lavoro svolto in occasione della visita di George W. Bush in Italia.

 

Tra l'altro ha pure ordinato ai Poliziotti di "prenderle" e basta, e così hanno dovuto subire violenze dalle solite teste calde, oltre ad un massacrante duro servizio.

 
Protocol nr. 69/08 S.N. Rome, 2 February 2008

Lettera aperta

President of the United States George W. Bush
near The White House
1600 Pennsylvania Avenue NW
Washington, DC 20500

a mezzo posta prioritaria ed a mezzo fax al nr. 202-456-2461

and, for information,

Ministro dell’Interno, On. Giuliano Amato


Caro Signor Presidente

la preghiamo di volerci perdonare per il disturbo che le arrechiamo con questa nostra lettera, ma siamo giunti al punto di ritenere di poter soddisfare le nostre legittime aspettative solamente rivolgendoci alla Sua persona.

La Sua visita in Italia dall’8 all’11 giugno 2007 è stata ed è tuttora una giornata indimenticabile per centinaia di poliziotti italiani, i quali erano inizialmente molto felici di doversi occupare della tutela della Sua persona, salvo poi pentirsene anche se, di certo, non per colpa Sua.

Oltre ad essere stati costretti a più di 16 ore continuative di lavoro, difatti, i poliziotti italiani hanno dovuto patire anche un’ora di attacchi, con lanci di sassi ed altro, da parte di qualche decina di idioti che protestavano contro la Sua persona.

Eh già, in Italia accade anche questo, così come solo in Italia accade che i poliziotti non debbano difendersi….. come era stato ordinato loro in quell’occasione. Ma in Italia accade anche che i poliziotti ricevano uno stipendio inadeguato, così come accade anche che, contrariamente alla stessa legge, non viene loro corrisposto il compenso per il lavoro straordinario che sono costretti a svolgere.

Dall’8 all’11 giugno 2007, gentile Signor Presidente George W. Bush, i poliziotti italiani sono stati costretti ad effettuare migliaia di ore di lavoro straordinario al fine di garantire la tutela della Sua persona…… ed adesso il nostro Stato si rifiuta di pagare tale lavoro. Per i soli poliziotti della Scuola Allievi Agenti di Alessandria si tratta di oltre 7.000 ore di lavoro straordinario che il Ministero dell’Interno italiano ha inteso pagare solamente per metà.

Ecco quindi il motivo della nostra lettera. Preghiamo Lei, gentile Signor Presidente, di voler corrispondere la somma di denaro che lo Stato Italiano non intende pagare ai propri poliziotti per il lavoro svolto in occasione della Sua visita in Italia del giugno scorso al fine di tutelare la Sua persona. Si tratta di 38.000 euro che potrà inviare a questo stesso Sindacato il quale si fa carico di consegnarli ai poliziotti della Scuola Allievi Agenti di Alessandria che ne hanno diritto.

In alternativa al suddetto pagamento, sia quantomeno così gentile da voler intervenire nei confronti dello Stato Italiano al fine di far pagare ai poliziotti quanto è loro dovuto per il servizio svolto durante la Sua presenza a Roma ed a causa di essa.

Nell’attesa di una Sua cortese risposta, l’occasione è gradita per inviare i più Cordiali Saluti.

Il Segretario Generale del Sindacato di polizia COISP
Franco Maccari

  Protocol nr. 69/08 S.N. Rome, 2 February 2008

Open letter

President of the United States George W. Bush
near The White House
1600 Pennsylvania Avenue NW
Washington, DC 20500

to means it mails priority and to means fax to the nr. 202-456-2461

and, for information,

Minister of Interior Affairs Giuliano Amato
member of the Italian parliament

Dear Mr. President,

we pray of wanting to us to pardon for the disturbance that we bring them with this our letter, but are joints to the point to think of being able to only satisfy our legitimate expectations turning us to Its person.

Its visit in Italy from the 8 to the 11 june 2007 has been and is still an unforgettable day for hundred of Italian policemen, which were initially much happy of having themselves to occupy of the protection of Its person, but then repenting of even if, of sure, not for guilt Its.

Beyond to to have been forced more than 16 hours continuative of job, indeed, the Italian policemen have had to suffer also an hour of attacks, with launch of know and other, from part of some ten of idiots who protested against Its person.

Eh already, in Italy happens also this, therefore as in Italy it only happens that the policemen do not have to defend themselves..... as it had been ordered they in that occasion. But in Italy it happens also that the policemen receive an inadequate wage, therefore as happens also that, contrarily to same the law, it does not come they corresponded the compensation for the overtime who are forced to carry out.

From the 8 to the 11 june 2007, kind Mr. President George W. Bush, the Italian policemen have been forced to carry out migliaia of hours of overtime to the aim to guarantee the protection of Its person...... and now our State refuses to pay such job. For the single policemen of the School Students Agents of Alexandria draft of beyond 7.000 hours of overtime that the Italian Ministry of Interior Affairs has meant to only pay for half.

Here therefore the reason of our letter. We pray She, kind Mr. President, of wanting to correspond the sum of money that the Italian State does not mean to pay to the own policemen for the job carried out in occasion of Its visit in Italy of the june slid to the guardian aim of Its person. Draft of 38.000 euro that it will be able to send to this same Mayoralty which makes cargo to deliver them to the policemen of the School Students Agents of Alexandria whom of it they have straight.

In alternative to the aforesaid payment, he is at least therefore kind from wanting to take part in the comparisons of the Italian State to the aim to make to pay to the policemen how much is they had for the service carried out during Its presence to Rome and because of it.

In the wait of one Its kind answer, the occasion is appreciate in order to send the most Cordial Salutes.

The General Secretary of the Mayoralty of police COISP
Franco Maccari
     

 
 
È nata Carolina Fini

La figlia del leader di Alleanza Nazionale con la nuova compagna.

ROMA - Fiocco rosa. È nata al Policlinico Gemelli di Roma, Carolina, la figlia del leader di An Gianfranco Fini e della nuova compagna. A quanto si apprende, mamma e figlia stanno bene. La bambina pesa 3 chili e 400 grammi. Carolina è la seconda figlia di Gianfranco Fini.
La prima figlia l'ha avuta da Daniela Di Sotto sua consorte dal 1988, da cui si è recentemente separato.

Gianfranco Fini

   
   

Daniela Di Sotto e Gianfranco Fini
  Elisabetta Tulliani

foto rimossa a seguito del

Dispositivo del Garante
GPDP - Ufficio Garante Privacy
Protocollo. U. 0028070
del 24.12.09

 

Luciano Gaucci story - Video

     

Parla il primo marito della signora Fini.
 
 

 

 

 

 

Colloquio con Sergio Mariani

 

 

 

 

 

di Marco Damilano

  Sergio Mariani  

Le nozze.
Il tradimento.
L'emarginazione all'interno del Msi e di Alleanza nazionale.


La vicenda tra me, Gianfranco e Daniela dovrebbe avere lui il coraggio di raccontarla. Io ho sempre avuto la dignità di viverla... Dieci giorni fa la separazione tra Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto. Un passo politico, annunciato con un comunicato, l'ennesimo strappo del leader di An dal suo passato. E dal passato oggi riemerge il terzo lato del 'triangolo nero': Sergio Mariani, il primo marito di Daniela, all'epoca grande amico di Gianfranco. Protagonista di un episodio oscuro: il 10 marzo 1980 si sparò all'addome mentre Daniela stava andando dall'avvocato per ufficializzare la separazione e la sua relazione con Gianfranco. Da allora Mariani non ha mai parlato: rompe per la prima volta un silenzio lungo decenni perché, spiega, "mi ritrovo a vivere impotente uno scenario molto simile a quello di allora per colpa della protervia altrui". In questi anni Mariani, coinvolto in numerose vicende giudiziarie, è stato dirigente di An, è membro dell'Assemblea nazionale del partito e non ha mai smesso di frequentare Fini. Nel 2006 i rapporti si sono interrotti:
"Fini sta rovinando la vita dei miei figli, delle persone che amo, di quelli con cui ho lavorato.
So quanto mi può costare quello che dico, ma non ci sto. Non uscirò mai con i miei piedi dal partito".

Quando ha conosciuto i due Fini?

"Daniela l'ho vista nella sezione Msi del Quadraro, a Roma, dove c'era una forte presenza dei rossi. Una ragazza molto determinata, in realtà esprimeva una grande femminilità. Era, come si dice, da bosco e da riviera. Gianfranco l'ho incontrato nel '73 nella sede del Fronte della gioventù di via Sommacampagna. Vestiva in trench o con un cappotto di pelle nera. Frequentava la corporazione studentesca di cui era responsabile Maurizio Gasparri. Aveva una penna brillante, fiorivano i giornaletti, servivano persone che sapessero scrivere".


Lei era invece un uomo d'azione, diciamo così. La chiamavano Folgorino...

"Avevo partecipato al XXIX corso della Folgore ed ero molto rapido. Ma il mio vero soprannome era il Legionario, sono stato nella Legione straniera. A Roma sono arrivato nel 1972, dopo un mandato di cattura: a Milano avevo picchiato un ragazzo, gli avevo fatto parecchio male. Il Msi era monolitico, stretto attorno a Giorgio Almirante. Una volta le sue segretarie, le sorelle Ornella e Gila, ex combattenti della Rsi, mi chiesero davanti a lui:
"Se ti desse uno schiaffo, tu che faresti?".
E io: "Glielo ridarei".
Almirante sorrise: capiva il carattere delle persone".

Chi c'era allora nel Fronte della gioventù?

"Tutti gli attuali dirigenti di An. Ero a fianco di Teodoro Buontempo, con lui nel '72 aprimmo la sede di via Sommacampagna 29, ho la residenza ancora lì, mai cambiata. Il partito per me è una comunità. Del fascismo mi piaceva il nome: le individualità unite per un obiettivo comune".

E Fini? Che ruolo aveva?

"Fini era emarginato, distaccato. E poi raccontava cose false: che proveniva dalla Giovane Italia di Bologna, che abitava in piazza di Torre Argentina e invece stava a Monteverde, che era figlio di un alto dirigente di una multinazionale del petrolio. Alcuni di noi sospettarono che fosse un infiltrato della polizia. Una sera decidono di dargli una lezione, bastonarlo. Salgo anch'io in macchina. Lui si accorge del pedinamento, scappa, si infila in un palazzo. Io lo seguo da solo, entro, scendo giù. Trovo Gianfranco rannicchiato in un sottoscala. Mi prende le gambe e mi dice: 'Sergio, che colpa ne ho se non ho il vostro coraggio?'. Mi sembrò un atto di sincerità. Ho visto il Fini sempre ingessato che si apriva. Diventammo amici".

Vi vedevate anche con Daniela?

"Mi sono sposato con lei nel 1976. Una volta andammo in tre a vedere 'Apocalypse Now' e Gianfranco e Daniela applaudirono la scena della cavalcata delle valchirie e degli elicotteri. Nella scena successiva, quando la vietnamita fa saltare in aria gli americani, in sala esplose un applauso contro di noi. Si accesero le luci, alcuni poliziotti ci protessero, ci allontanammo di corsa, mestamente".

Sergio Mariani e Maurizio Gasparri a un comizio nel 1972. In quegli anni Fini si dichiarava fascista?

"Fini non è mai stato fascista. Allora diceva di essere mussoliniano. Ma lui non è né fascista né mussoliniano. È una persona che ha un profondo culto della personalità: la propria. È il suo limite. Un uomo che non è all'altezza della libertà degli altri".

Mariani, lei è stato più volte condannato per atti di violenza. Mentre Fini oggi è uno statista. Non le pare di esagerare?

"Sì, è vero, ho praticato, anzi, ho vissuto la violenza. Il mio avversario era il nemico, quello dello slogan 'Uccidere un fascista non è reato'. Avevo accettato le regole del gioco. Dopo ho capito che erano condotte da organismi superiori, il sistema, ma nel 1974-75 si alza il livello dello scontro con la sinistra: dai cazzotti si passa ai bastoni - io usavo il manico di piccone, segato nell'ultima parte perché si spaccava con i colpi - poi le spranghe, i coltelli e infine
le armi. Ci segnò la morte di Mario Zicchieri, 'Cremino', ucciso barbaramente a sedici anni. Il giorno prima aveva comprato un disco di Lucio Battisti, Daniela glielo aveva chiesto in prestito. Si era creata una organizzazione interna, il Msi per la lotta popolare, per condizionare il partito in una difesa più convinta dei suoi ragazzi e accettare la logica dello scontro. La maggioranza dei giovani aderì, anche Fini firmò il loro manifesto".

Fini estremista? Impossibile.

"Lo spinse il desiderio di essere accettato. Lo stesso che lo porta a proporre il Corano nelle scuole. La verità è che non è mai stato considerato da quelle frange, esattamente come oggi non lo accettano fino in fondo alcuni settori economici, finanziari, religiosi. Si dice che Fini sia una persona fortunata, ma in realtà è un utilizzatore del gratta-e-vinci della politica. Non si può non avere un progetto. Non si può passare da un estremo all'altro, con indifferenza. Quando a Fiuggi nacque An, volle spegnere la luce come simbolo del nuovo corso: l'ultimo dei messaggi che avremmo dovuto dare. Per lui, invece, si trattava di allontanare ogni cosa che avesse fatto parte del suo passato".

Quando seppe che Fini aveva una relazione con sua moglie Daniela?

"La loro conoscenza si approfondì in una visita alla tomba del Duce con un pullman di camerati romani nel 1979. Vivevamo insieme sotto lo stesso tetto, ma Daniela e Gianfranco avevano cominciato una relazione clandestina nella casa di una dipendente del 'Secolo', collega di Daniela. Venni a sapere qualcosa, chiesi spiegazioni e lei mi rispose: non è vero, te lo giuro sul nostro bambino morto. Ebbi uno scontro fisico con chi mi aveva raccontato quella cosa e aveva messo in
dubbio la parola della mia donna. Io ho creduto a Daniela, in ogni caso".

Cosa successe il giorno della sparatoria?

"Non ricordo. È una rimozione. La vicenda si è svolta come tutti e tre sappiamo bene. Se sono arrivato a spararmi è perché Fini ha inciso pesantemente. Mi aveva portato di fronte al fatto di essere responsabile del fallimento del mio matrimonio. La colpevolizzazione mi ha messo in un profondo stato depressivo rispetto al quale non avevo possibilità di ritorno né di perdono di me stesso".

Prova rancore, odio nei loro confronti?

"Se Daniela quando eravamo ancora sposati si è innamorata di Fini non ha nessuna colpa, il sentimento non si può gestire. Il problema non sta nel tradimento dell'amore, ma nell'errore di Fini: il tradimento dell'amicizia, di un vincolo di comunità. Ma Fini ha già il potere e lo esercita. Chi si mette di traverso viene esautorato dagli incarichi politici. Il dopo fu ancora più imbarazzante: restai nel partito, non volevo andarmene per responsabilità che non avevo. Mi chiesero di trasferirmi al Nord, Fini non vedeva l'ora di allontanarmi da Roma.

Almirante lo bloccò: 'Mariani non si muove '".

Lo ha mai affrontato?

"Sono cose che deve raccontare Fini. Il personaggio pubblico è lui. Oggi sono rabbioso per l'ingiustizia che sto subendo. Alcuni colonnelli sono affascinati dalla capacità di Fini di raggiungere gli obiettivi, forse sperano di vincere sulla ruota della fortuna. Sono l'unico dirigente dell'epoca che non è diventato parlamentare".

A causa delle condanne per violenza?

"No: era stato rotto un braccio a un ragazzo di Sommacampagna, corsi al liceo Plinio e picchiai il responsabile, fui preso dai carabinieri. Alemanno stava da quelle parti, fu arrestato anche lui e quando arrivai in caserma era legato con le manette al termosifone e lo stavano picchiando selvaggiamente. Poi è diventato ministro. Ai dirigenti di An chiedo: oggi tocca a me, quando toccherà a voi, per quello che rappresentiamo?
Io pago per lesa maestà, per aver offeso questo imperatore che brilla di luce propria".

Perché esce allo scoperto?

"Sono di fronte al fallimento delle mie attività, senza colpa. Lavoro come intermediatore editoriale, per assicurarmi al minor costo possibile la stampa di manifesti, volantini, altre attività, per conto del partito. An mi deve 750 mila euro per quanto riguarda la Federazione romana, per le campagne elettorali provinciali del 2003 e europee 2004, più 90 mila per la campagna europea di Adolfo Urso. Ho attaccato un manifesto in cui denunciavo tutto. Ho sperato che Fini facesse qualcosa. Con lui ho continuato ad avere rapporti corretti fino all'estate 2006, quando vengono da me i carabinieri che indagano su Marco Buttarelli, segretario amministrativo di An di Roma. Buttarelli mi aveva dato il 10 per cento di quanto mi deve An: 70 mila euro, senza Iva, e non 84 mila che sarebbero state regolarmente fatturate da una delle società beneficiarie ed esecutrici del lavoro. La mia colpa è che non dico ai carabinieri a chi li ho dati. Faccio sapere a Fini che ho agito in modo corretto. Da questo momento si interrompe ogni rapporto".

Perché non li ha denunciati?

"I panni sporchi si lavano in famiglia. Di recente li ho citati in giudizio. Questi soldi mi sono dovuti non solo perché ho eseguito il lavoro, ma perché esisto. Dichiarerò ai quattro venti cosa è diventata An, quali ricatti governino il vivere sociale di un partito assolutamente non democratico. Non do la responsabilità solo a Fini. All'indomani del manifesto vengo chiamato da Donato La Morte, che mi chiede di mettere a posto la vicenda. Mi dicono che se ne occuperà l'avvocato Bongiorno. Giulia Bongiorno è persona spiritosa, cambiale in scadenza al partito: una che diventa deputata, ma non prende la tessera quasi che la nostra sia la storia di un branco di imbecilli. Ma la transazione è una colossale presa in giro".


Sergio Mariani oggi La Bongiorno è il legale di Fini e signora nella separazione. Perché si lasciano oggi?

"La separazione è una tappa nel percorso di onnipotenza di quest'uomo. Lui l'aveva già lasciata negli anni Ottanta, ma Daniela non lo accetta. Se questo oggi avviene è per altri motivi. Chi ne deve trarre lezione sono gli altri dirigenti di partito: il fatto è di uno squallore terrificante, una violenza che questa donna sta subendo, con una vicenda giudiziaria ridicola che vede coinvolta Daniela, il fratello di Fini, la cognata di Fini, il segretario di Fini Checchino Proietti. Cosa farà ora Fini? Andrà all'anagrafe a cancellare il cognome del fratello? Licenzierà Checchino?".

Con Daniela oggi che rapporti ha?

"Due anni fa in un'intervista ha raccontato che ordinai una spedizione punitiva contro Fini. Ma ero in coma, non potevo ordinare nulla. Mi amareggia l'ignavia di un partito che non difende un suo dirigente dalle accuse perché provengono dalla donna del capo. Daniela ha anche rivelato la nascita del nostro figlio che ha vissuto dieci minuti in incubatrice. Non è così: purtroppo il bambino nacque morto. Ma non ho nessun odio nei suoi confronti. Vorrei solo che Daniela fosse più se stessa, che interpretasse una politica con lo stile che lei definiva borgataro e che non è denigrante: è un modo schietto di vivere".

Che cosa si aspetta ora da Fini?

"Si vuole dimostrare che talmente insignificante è il mio ragliare che il problema è solo avere la pazienza che io muoia. Io muoio, ma il mio ragliare lo farò pesare come il rullo di mille tamburi. Non sono una persona che capitola di fronte alla forza. Sono uno che combatte fino alla morte, e anche dopo. A questa violenza, questa sì non so dove Fini l'abbia imparata, io reagisco con la violenza che sapevo esprimere. Una volta si diceva: allo sfidante la scelta delle armi. Io
non le ho scelte, le accetto. Quali che esse siano".