Cronaca 3


Italia-Croazia, la svastica umana

LIVORNO, Agosto 2006 - Una svastica umana nella curva dei tifosi croati, un canto che inneggia alle foibe in quella dei livornesi: l'amichevole Italia-Croazia (0-2 il primo tempo) si e' accesa di una sfida politica a tinte forti sugli spalti, alla mezzora della prima frazione. I circa duecento ultras croati presenti da soli in curva Sud si sono disposti lungo le gradinate semivuote a formare una svastica umana, muovendo poi le braccia ritmicamente a sottolineare la loro figura. Dagli ultras livornesi si e' levato per contro un canto che inneggiava alle foibe, e poi "Bella Ciao". Attimi di tensione, poi le forze di polizia sono entrate nella curva croata: il responsabile dell'ordine pubblico ha parlato con gli ultras convincendoli a sedersi in ordine sparso. Sulle gradinate sono rimasti una cinquantina di agenti della Celere in assetto anti-sommossa. Due a zero per la Croazia dopo i primi 45 minuti nell'amichevole che gli azzurri stanno giocando a Livorno.

L’anno scorso, anche i tifosi della squadra Lok Leipzig in Germania avevano disposto il loro gruppo in modo da formare una svastica umana. Un fatto del tutto analogo è stato riportato da Never Again, una delle organizzazioni della rete FARE, durante un incontro di campionato in Polonia.

In passato, alcune partite del Livorno, squadra di serie A, erano già state nel mirino di tifosi di estrema destra, dato che la tifoseria del Livorno è nota, nell’ambiente, per essere di orientamento comunista, e che il capitano di squadra Cristiano Lucarelli è diventato un simbolo della sinistra.
 


 
     

 

COORDINAMENTO  PER  L'INDIPENDENZA  SINDACALE  DELLE FORZE  DI  POLIZIA

COISP

COMUNICATO STAMPA
                    
Cagliari, 5 novembre 2006
 
 FAR WEST A LODI: TENTATA RAPINA CON VIOLENTA SPARATORIA, E’ DECEDUTA UNA GUARDIA GIURATA,
IL CORDOGLIO DEL COISP.
  
Abbiamo elogiato proprio l’altro ieri, con un comunicato stampa, i poliziotti coinvolti in un furioso conflitto a fuoco con un commando di uomini armati sulla ex statale 235, alle porte di Lodi, ci siamo quindi complimentati per la grande professionalità dimostrata e per loro tempestivo intervento che ha permesso di liberare dalle lamiere le tre guardie giurate vittime, a loro volta, dell’attacco di fuoco da parte della stessa banda di criminali.
Abbiamo tirato un sospiro di sollievo per la mancata strage ma oggi, purtroppo, una delle guardie giurate coinvolte è deceduto.
Si chiamava Enrico Morandi, il suo corpo era martoriato dai proiettili e a nulla sono valsi i tentativi dei medici che per salvarlo hanno sottoposto Enrico ad una lunga serie di interventi chirurgici.
Il sindacato di polizia Coisp cagliaritano – dichiara il Segretario Provinciale Giuseppe PILICHI - si stringe al triste dolore dei familiari della vittima e vuole, con queste poche righe, denunciare l’ondata di criminalità che purtroppo, sempre più velocemente, sta investendo in modo visibilmente tragico il nostro Paese.
Chiediamo che l'intera classe politica rifletta su quanto accade dando al più presto un segnale autorevole e concreto a tutte le Forze di Polizia, realizzando altresì un serio “progetto sicurezza” volto a tutelare tutti i cittadini e chi sulla strada rischia la pelle ogni giorno per proteggerli.
   



Prescrizione riconosciuta ad Oreste Scalzone
 
Ex terroristi parlamentari - È necessario modificare la legge elettorale ed il codice penale.


E’ grande lo sconcerto che ha colpito gli operatori di polizia ed i cittadini onesti nell’apprendere che l'ex leader di “Potere Operaio” e di “Autonomia Operaia”, Oreste Scalzone, condannato a 16 anni di reclusione per associazione sovversiva, banda armata e rapine, può tornare in Italia, dopo 25 anni di latitanza a Parigi, perchè la Corte di assise di Milano ha dichiarato l'estinzione per intervenuta prescrizione dei reati contestati. 
“La corte d’assise di Milano ha applicato la legge – commenta il Segretario Generale del COISP Franco Maccari – ma a questo punto è necessario che la legge sia cambiata. E’ necessario, cioè, prevedere che il periodo di latitanza sia considerato causa di sospensione del tempo di prescrizione del reato e che questo ricominci a decorrere nel momento in cui personaggi come Scalzone hanno fatto rientro in Italia per sottoporsi al giudizio di un Tribunale e scontare le pene a cui sono stati condannati”.

La rabbia dei poliziotti del COISP è acuita dal fatto che la classe politica sembra essere disattenta a questioni cruciali come la necessità che ex terroristi paghino per quello che hanno fatto e, soprattutto, che ex terroristi possano ricoprire cariche istituzionali.

“Ora basta – prosegue Franco Maccari – la classe politica deve intervenire. Il fatto che Oreste Scalzone vada esente da pena e che un personaggio come Sergio D’Elia rivesta cariche istituzionali è un’aberrazione giuridica. E’ il momento, come sostiene l’on. Antonio Di Pietro, di votare una legge che preveda che non possono essere inseriti nelle liste elettorali soggetti che sono stati condannati con sentenze passate in giudicato, anche se riabilitati”.

Per il COISP è giunto il momento di capire quali siano le reali intenzioni di questo Governo e dei partiti all’opposizione sul tema degli anni di piombo.
“Nei prossimi giorni – conclude Franco Maccari – il COISP solleciterà i parlamentari di maggioranza e opposizione affinché presentino proposte di legge tese a modificare la norma sulla sospensione della prescrizione e la legge elettorale. Ma se dovessimo avere solo risposte evasive, penseremo a proposte di legge di iniziativa popolare. Vedremo, poi, se i parlamentari saranno capaci di ignorare la volontà di tutti i cittadini”.


Scalzone: torno in Italia per nuove battaglie!  (ancora?)

 Scattata la prescrizione per l'ex leader di Potere operaio condannato a 16 anni 



MILANO - Oreste Scalzone, l'ex leader dell'ultrasinistra latitante a Parigi, può tornare in Italia. La Corte di assise di Milano ha dichiarato l'estinzione per intervenuta prescrizione dei reati contestati all'ex leader di Potere operaio condannato a 16 anni di reclusione negli anni Ottanta per partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapine.


 
SONO COSE CHE FANNO MALE AL CALCIO


E adesso, fiato alle trombe ipocriti da salotto.

Se aveste un minimo di senso della decenza non oltraggereste anche la memoria di

 Filippo RACITI, Ispettore Capo della Polizia.

Ma se l'aveste avuto oggi non ci sarebbe bisogno di ricordarvelo con queste parole.

Altro che "condanniamo tutte le forme di violenza".



Questo succedeva solo poche settimane fa a Firenze prima di Fiorentina-Lazio


Questo, invece, succedeva il 10 gennaio scorso

(dal forum di Poliziotti.it)

I fatti si riferiscono al pre partita di Salernitana-Cavese giocata il 10/01/2007, il contingente del Reparto Mobile di Bari contava 28 uomini (più i soliti due c.v.), alle ore 11.30 viene schierato in prossimità della curva ospiti lato distinti est, unitamente ad altri contingenti della Polstato e della GdF. 
Il funzionario, devo ammettere tipo tosto, non faccio il nome ma posso solo dire che ha un glorioso passato di P.G., fa il punto della situazione e ci avvisa che quello sarebbe il punto più caldo in quanto le due tifoserie cercano sempre di venire a contatto in quel punto. 
Da premettere che il luogo non sembrava un parcheggio di uno stadio ma piuttosto una banchina di un porto in quanto vi erano due file di container messi per dividere i due settori. 
Alle ore 12.15 circa giungono i primi autobus della tifoseria della Cavese, gli stessi si presentano con tutti i vetri ricoperti da nastro adesivo, alla mente mi tornano le immagini della città di Londra sotto i bombardamenti dei nazisti della II guerra mondiale, quando i commercianti ricoprivano le vetrate dei negozi al fine di evitare che dopo eventuali deflagrazioni le schegge viaggino impazzite, a che parolone schegge dopo capirete. 
La tifoseria ospite si accomoda nella curva nord senza problemi, dopo neanche cinque minuti il funzionario chiama a sè tutte le squadre dislocate nei pressi per segnalare che dobbiamo caricare, tra me e me dico di già ? 
Nei pressi dei distinti vi è un gruppo di tifosi salernitani che vuole sfondare gli ingressi per entrare gratis, come si usa fare ormai in molti stadi. 
Si parte con la prima carica, dopodiché ci si imbatte nel grosso della curva sud della Salernitana. 
Sempre al di fuori dello stadio intorno alle 12.30 incomincia il "bello", il nostro contingente viene fatto oggetto di un fitto lancio di pietre e bottiglie, ci lanciano contro i primi fumogeni, dopodiché si sentono le prime deflagrazioni delle bombe carta tra le gambe, le lanciavano raso terra dal parcheggio posto al lato. 
A quel punto fermarsi non era conveniente, in quanto si sarebbe finiti a fare i bersagli, e per la prima volta in quasi 4 anni di Reparto ho visto tutto il Reparto di Bari lì presente caricare come i matti, anche gli autisti, tra cui il sottoscritto, scesi dai mezzi per dare man forte e ricoprire i ruoli dei feriti. 
Facendo cosi si incomincia a saltare sui fumogeni accesi, su alcune bombe carta, alcune fortunatamente inesplose, e schivando un numero impressionante di bottiglie di birra, ma quanto bevono sti .azzi di tifosi ?
Finalmente alcuni dei nostri entrano in contatto con le prime file dei facinorosi (così chiamati dalla stampa locale), ma neanche un secondo dopo ci ricordiamo che con noi ci sono anche i cugini dei baschi verdi i quali per darci man forte lanciano un lacrimogeno, peccato che erano rimasto molto indietro nella carica e l'artifizio è caduto proprio in mezzo al nostro contingente in piena carica, con tutti quanti che correvamo a perdifiato, non vi dico il bestemmiare in tutti i dialetti possibili, pertanto con i lacrimoni ed altro ci ricompattiamo e indietreggiamo. 
In quel momento ci siamo resi conto che abbiamo caricato senza fermarci dai parcheggi della curva nord sino agli ingressi della curva sud, cosa non da poco. 
Finalmente il funzionario da l'ordine di prendere i mezzi, pertanto insieme agli autisti presenti nel contingente ci si accinge a prende i mezzi per dar man forte agli uomini a terra. 
Dopo aver bevuto un pò d'acqua si ripartiva per un altra carca di alleggerimento in quanto i tifosi della Salernitana avevano sfondato i cancelli d'ingresso ed avevano attaccato il contingente del Reparto Mobile di Reggio Calabria. 
A quel punto ho visto i ragazzi di Bari caricare circa duecento tifosi della salernitana e ricacciarli all'interno dello stadio, mentre noi autisti davamo copertura dal lancio di oggetti che avveniva dal parcheggio, dopo un po’ notavo che le tre squadre di Bari entravano nella curva per ricacciare sugli spalti i tifosi. 
Dopo neanche un minuto ho sentito una grossa deflagrazione provenire dall'interno dello stadio, il mezzo da me guidato, un Land Rover Discovery grigliato si è mosso, come se ci fosse stata una scossa tellurica. 
Subito ho visto i colleghi uscire dallo stadio e precipitarsi sui mezzi, dopo un pò ho sentito via radio la richiesta di ambulanze per dei colleghi feriti, i primi sono stati trasportati con dei mezzi del Reparto di Napoli presso il nosocomio di Salerno. 
Quella grossa deflagrazione non era altro che una bomba carta molto più grande delle altre lanciata in mezzo al contingente di Bari, imbottita di lamette, biglie di metallo e chiodi, una volta esplosa ha creato una miriade di schegge che hanno colpito alle gambe i colleghi. 
In particolare un mio carissimo amico il quale ha avuto una ferita larga 3 cm. alla tibia ed una all'inguine, insieme ad altri tre colleghi sono stati operati d'urgenza in quanto bisognava rimuovere le schegge di metallo presenti nelle ferite. 
In totale nel solo contingente di Bari ci sono stati 10 feriti, tra cui il collega ferito alla tibia ricoverato in osservazione con tanto di drenaggio per una sospetta emorragia alla gamba, un altro con un piede ingessato ed altri con prognosi che vanno dai trenta ai dieci giorni. 
Adesso non vi parlo più della partita in quanto non avrebbe senso, non vi parlo di quanto ha scritto la stampa locale, vi parlo piuttosto di quanto non ha scritto la stampa nazionale, tanto un poliziotto ferito non fa più notizia, se era un militare in Libano era diverso. 
Le constatazioni sono diverse, la prima che noi del Reparto per quanto ci proteggiamo dalle pietre e dalle bottiglie ma siamo inermi di fronte a ordigni di tale potenza, fabbricati e lanciati solo per uccidere, perché se fosse esplosa in aria avrebbe fatto altri danni, io personalmente ho visto gli anfibi dei colleghi squarciati, le protezioni poste sulle ginocchia distrutte, e tutta la preparazione che effettuiamo che se ne va a quel paese. 
Non voglio far polemica ma voglio essere solidale con i colleghi feriti, con il collega che è ancora in ospedale che tra l'altro ha avuto il coraggio di chiamare alcuni giornalisti e rilasciare un' intervista nuda e cruda sulla Gazzetta dello Sport di venerdi 12/01/2007, che ha scatenato un putiferio. 
Adesso vi cito le parole del signor Questore di Salerno in merito agli incidenti di Salernitana Cavese, " il servizio di ordine pubblico è pienamente riuscito in quanto le due tifoserie non sono venute a contatto". Stop. 
Non vado oltre perché ho già scritto troppo e l'amarezza e troppa, spero leggiate l'intervista del collega.



Non ve n'eravate accorti ?

VERGOGNATEVI SE NE SIETE CAPACI



"The Show Must Go on.."

In queste frase resa celebre negli anni ’80 da una canzone dei "QUEEN" si cela tutta l’ipocrisia di questa giornata di lutto per la Polizia.

L’Ispettore Capo Filippo Raciti del X Reparto Mobile di Catania è morto per permettere che l’ipocrisia del “tutto ok, tutto va bene” potesse essere ancora pronunciata da parte dei soliti governanti troppo lontani da contenuti reali ma sempre più vicini alle poltrone che occupano e al potere che quegli scranni rappresentano.

Ora, per la famiglia dell’Ispettore Raciti, per noi Poliziotti e per gli amici e i parenti del nostro collega è il momento del dolore,della rabbia, della disperazione per una morte assurda a cui nessuno potrà mai veramente dare un senso.

Ai figli piccoli cosa diremo ?? Che il gioco, che il divertimento dei “Grandi” uccide ? Che il loro padre è morto perché “Lo Spettacolo doveva continuare….!!!” sempre, comunque e a tutti i costi anche se è da tempo che si dice che quello spettacolo era diventato una roulette russa ?? Sapevamo tutti che prima o poi sarebbe successo, in molti speravano non accadesse invece, alla fine, non poteva che compiersi questa tragedia annunciata.

Una Giacca Blu, l’ennesima, ha finito il suo cammino di vita per diversi motivi, non solo per l’ignoranza della gente, perché tale violenza non può che essere il frutto dell’ignoranza e della frustrazione, questa tragedia si è compiuta perché nessuno ha veramente voluto fare qualcosa; delle misure si diceva fossero state prese ma non credo si possa dare la colpa solo al destino perché l’impunità dei colpevoli è dietro l’angolo così come la morte: questo nessuno di noi: Poliziotti, Carabinieri, forze dell’ordine in genere…cittadini….lo può più tollerare. (Michele Rinelli , Webmaster di cadutipolizia.it)

Filippo Raciti
 
Ispettore Capo della Polizia di Stato

Ucciso dalle bombe carta dell'ipocrisia

il 2 febbraio del 2007



Come è possibile in un paese civile esistano persone che scrivono sui muri inneggiando alla morte delle Forze dell’Ordine? 

“Morte allo sbirro”

“Un altro Filippo Raciti: Ultras liberi”

“2/2/07: vendetta per Carlo Giuliani”

e tante altre....

Queste sono le scritte apparse sui muri della sede del quotidiano il Tirreno di Livorno il giorno dopo gara di calcio Catania-Palermo e l’assassinio dell’Ispettore Raciti, ma anche a Bologna, Piacenza, Roma ed altre a poche ore dalla tragedia, ma chissà quante ancora saranno scritte.

Inneggiando alla morte degli sbirri non offendono solamente le Forze dell’Ordine, ma offendono ogni cittadino degno di tale nome. 

Vergogniamoci di coloro che ci infangano, perché questi balordi dietro il nome - Tifoso del Calcio - si nascondono la violenza, la cattiveria, l’infamia.

Urliamo la nostra solidarietà a Polizia e Carabinieri, piangiamo i loro morti che sono i nostri morti.

Isoliamo i fanatici, sono una vergogna per lo sport dei nostri figli, i violenti vanno condannati.

Giunga alle Forze dell’Ordine la nostra stima e la nostra solidarietà.



I familiari di Raciti agli agenti

«Non prestate più servizio alle partite» 

Alcuni familiari della vittima chiedono ai colleghi dell'agente ucciso di non prestare più servizio durante le partite di calcio.

 «Lasciate che si scannino fra di loro - grida un parente ad alcuni agenti - lasciateli nella loro violenza».

Mi associo facilmente a questa tesi in quanto la sostengo da tanti anni, e non solo perchè a me non piace il calcio. Non si capisce come mai se questi soggetti "delinquenti" sono una piccola  minoranza, come sostengono da sempre nell'ambiente calcio, sia dirigenti e spettatori, non sono mai riusciti ad isolarli. Quindi perchè non provare a fare a meno del servizio delle Forze dell'Ordine e lasciare veramente che la sbrighino tra di loro. Un dirigente della squadra Catanese ha detto che nella curva Sud dove entrano 6.000 spettatori i "delinquenti" saranno al massimo 200, quindi possono ridurli al silenzio facilmente, specialmente sapendo che nessuno è presente per difenderli. Purtroppo temo che non sia così avendo visto molte persone "innocue" per tutta la settimana assolvendo i propri doveri di lavoro e di famiglia, scatenarsi allo stadio fino al punto di diventare irriconoscibili nei modi e nel linguaggio, diventando così come la "minoranza", quindi "delinquenti" pure loro.


Chi era

Nato a Catania il 17 gennaio 1967, Filippo Raciti era entrato in Polizia nel giugno dell’86 da allievo agente ausiliario. 

Fino allo scorso anno era in servizio presso la questura di Catania all'ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. 

Nel dicembre 2006 era stato trasferito presso il X Reparto Mobile. Viveva ad Acireale insieme alla moglie e ai due figli di 15 e 8 anni.

Più di 20 anni in Polizia, Filippo Raciti oltre che un poliziotto coraggioso era anche un grande uomo.

 Donatore di organi, di sangue e volontario della Croce Rossa Italiana insieme alla moglie. 


   
La vedova Raciti: «Io non perdono»

La cerimonia allo stadio Massimino di Catania: «Ma il sacrificio di mio marito ha aperto gli occhi»

«I miei sentimenti nei confronti di chi ha ucciso mio marito non sono cambiati: non c'è perdono» ha detto Marisa Grasso. «Mi piacerebbe un domani poterlo dire se vedessi del pentimento da parte degli assassini, ma questo fino ad oggi non è avvenuto e io non riesco assolutamente a perdonare». «Il sacrificio di mio marito è servito a fare aprire gli occhi, a fare riflettere. È un anno che giro scuole e parlo con i ragazzi e vedo che c'è tanta sensibilità».

CATANIA - A un anno dalla morte dell'ispettore capo di polizia, Filippo Raciti, avvenuta durante gli scontri del derby di campionato Catania-Palermo, in suo onore è stata inaugurata una scultura allo stadio Massimino. L'opera, scolpita dall'artista Giorgio Bisanti, è stata svelata dalla vedova, Marisa Grasso, e dal questore Michele Capomacchia. Alla cerimonia è intervenuto il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ha deposto una corona di fiori davanti alla scultura.
 

La vedova Marisa con i figli Fabiana ed Alessio Raciti nel Duomo di Catania in preghiera durante i funerali di Filippo Raciti

ANNIVERSARIO - «È stato un anno difficile - ha aggiunto Marisa Grasso - da affrontare con grande emozione ed esperienze nuove e soprattutto di molta tristezza e dolore e di tanto affetto che ho scoperto di avere accanto. Io ancora non sono in condizioni di vedere una partita di calcio anche perché vedo che la violenza continua ad esserci anche se qualcosa sta cambiando». Parlando di Catania, la vedova Raciti ha detto che «questa città è come una famiglia, l'ho sempre amata e da Catania ho ricevuto affetto e amore, ma mi ha dato anche dolore».

02 febbraio 2008
 



Una critica alle Forze dell'Ordine

capisco il Vostro dovere, l'impegno che avete preso giurando fedeltà sociale, sempre pronti a sacrificarVi per assolvere il compito datoVi, ma nessuno, compreso le più alte cariche di Stato, può mandare Uomini al macello. Purtroppo nel nostro Paese è avvenuto spesso, ed allora è necessario che la Vostra dignità di Uomo sia tutelata, certamente nel rispetto delle leggi, ma è assolutamente indispensabile che qualcuno curi i Vostri interessi. Avete i Vostri Sindacati che certamente hanno a cuore la tutela economica e lavorativa, ma può darsi che occorra alzare il tono delle richieste, e quindi fatelo!

Sono certo che avrete l'appoggio della maggioranza dei cittadini.

Colgo l'occasione per rinnovare la stima e ringraziare per quanto fate.
 



Apc-CALCIO/COISP A SENATORI:

REINTRODURRE OLTRAGGIO PUBBLICO UFFICIALE

[1]Sindacato Polizia: vagliare emendamento Mantovano in decreto

Roma, 6 mar. (APCom) - "Le forze dell'ordine sono sempre più nel mirino dei violenti". Lo denuncia in una nota il sindacato della polizia Coisp, ricordando i "tragici fatti di Catania, le aggressioni subite sabato scorso a Bologna in occasione della manifestazione anti Cpt dei no-global, e l'esplosione dei tre ordigni di ieri a Torino con l'obiettivo di colpire i poliziotti", e chiedendo di reintrodurre il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

"Questi ultimi episodi - secondo il Coisp - sono la dimostrazione che l'attuale clima storico vede da parte di estremisti e violenti i tutori dell'ordine come il bersaglio da colpire.

E' necessario quindi accrescere le tutele giuridiche degli operatori ritornando al 1999 quando erroneamente si decise di abrogare con la legge 205 del 25 giugno il reato di oltraggio a pubblico ufficiale". A tal proposito, il Coisp chiede attraverso una lettera del segretario generale Franco Maccari a tutti i senatori chiamati a discutere sulla conversione in legge del decreto anti violenza nel calcio, di vagliare un emendamento ad hoc presentato
dall'ex sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano (An).

"Con la normativa adesso in vigore - spiega Maccari nella lettera - l`oltraggio commesso in danno di un pubblico ufficiale a causa e nell'esercizio delle sue funzioni' è considerato come una semplice ingiuria e punibile solo a querela del singolo appartenente alle forze dell'ordine. Ci ritroviamo quindi, nel caso in questione, a dover difendere a spese nostre l'onore ed il prestigio non nostro personale, ma dell'istituzione che rappresentiamo".

"L`aver deciso di abrogare questo reato - continua Maccari - ha provocato in tutti il pensiero di poter liberamente offendere la nostra funzione senza che lo Stato li chiami a pagarne le conseguenze. Ancor più inaccettabile poi è stata quella disposizione laddove si considera che sono invece rimasti previsti e puniti dal codice penale i reati di oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, a una pubblica autorità costituita in collegio nonché a un magistrato in udienza. In tal modo si è realizzata un'incongruenza non solo di tipo giuridico, ma anche e soprattutto di tipo culturale consistente nel fatto di non tutelare chi rappresenta lo Stato nelle condizioni più difficili e più rischiose".
 


La strana coppia.....di preti  (forse)
     
Don Gallo   Don Vitaliano


Don Gallo

«Non reagite a quei figli di p......»

L’abito è nero, talare. Non ci sono dubbi: è un prete. Ma quando ascolti le sue parole quasi non ci credi. «Non reagite alle provocazioni di quei figli di p......, se non ci aiutiamo da noi non ci aiuta un c.... di nessuno, aff...... i profeti di sventura». È l’appello rivolto dal sacerdote Andrea Gallo ai manifestanti no global, circa 14 mila giunti a piazza Caricamento di Genova. Don Gallo, ha parlato dal camioncino che segue il corteo, era affiancato da don Vitaliano della Sala e dagli organizzatori della manifestazione.
«È uscito il sole, è calato il vento, questa è una bufera pacifica con migliaia di ragazzi non strumentalizzati, andiamo avanti. I veri responsabili del G8 di Genova sono stati promossi ai vertici dello Stato».
Il sacerdote genovese ha letto un messaggio di adesione di Alex Zanotelli, in cui si deplora il fatto che la responsabilità delle violenze avvenute a Genova nei giorni del G8 «ricada su 25 imputati e i veri responsabili siano promossi alle alte cariche dello Stato». «Poeti, cattolici, vescovi e non. È una vergogna, 225 anni di galera per 25 ragazzi. I veri responsabili sono stati promossi alle più alte cariche dello Stato».

( Il Giornale.it ) - di Redazione - domenica 18 novembre 2007, 07:00

 
Ma che razza di preti sono questi? Dov'è finito il loro spirito Cristiano per chiamare
"figli di puttana, cazzi di nessuno, affanculo i profeti di sventura" i fratelli?
Forse intendono fare perdere la Fede Cristiana?
Non ci riuscirete la Fede è molto più concreta del vostro modo di essere.

 

PEDOFILIA

     

E' una piaga mondiale ma l'invenzione spetta alle nazioni dell'Europa avendola esportata in tutti i continenti e fino ad ora non abbiamo visto un vero impegno per estirparla. Comunque anche ONU non si é mai impegnata come meriterebbe questo orrendo delitto del genere umano.
Per quanto riguarda l'Italia andiamo ancora peggio - enorme è la piaga per delitti commessi sul nostro territorio ma siamo arrivati addirittura ad organizzare viaggi aerei per gite di "pedofilia" approfittando di quei paesi che soffrono di grande povertà, e di questo sono a conoscenza anche le nostre Autorità.
Da noi si comporta male anche la magistratura in quanto é noto a tutti che un qualsiasi personaggio pubblico o sconosciuto non appena é raggiunto da indagine viene divulgato immediatamente a mezzo stampa, magari per fatti di corna, e con enormi spese che l'indagine costa.

Stranamente nei casi di pedofilia viene occultato spesso il nome anche quando il delitto è certo non potendo così prendere immediati provvedimenti verso i soggetti a rischio, per la difesa dei nostri bambini.
Alcuni casi che seguono accaduti molto recentemente ne sono la prova.


Isernia, 6 mar. 2008 - (Adnkronos) - Arrestati due anziani di Belmonte del Sannio, piccolo centro in provincia di Isernia, con l’accusa di abusi su minori. Sulla vicenda, portata alla luce dagli agenti della Squadra Mobile di Isernia, vige uno stretto riserbo. A quanto si e’ appreso, le vittime, entrambe minorenni, sarebbero parenti dei due uomini cui sono stati concessi i domiciliari.


Trento, 6 mar. 2008 - (Adnkronos) - A Rovereto, in provincia di Trento, denunciato alla magistratura un 32enne di origine pakistana, residente in citta’ con regolare permesso di soggiorno. L’accusa e’ di molestie alle bambine all’uscita di scuola a Rovereto.

L’uomo, in diverse occasioni, aveva chiesto a due 11enni i loro nomi e dove abitassero, seguendole poi per le vie del centro. Le piccole, spaventate, hanno racontato l’accaduto ai genitori, i quali hanno avvertito la polizia municipale.


PALERMO, 8 MAR 2008 - Un nonno di 58 anni avrebbe abusato della nipotina di 10, che, dopo due anni di abusi, si e’ confidata con la madre. La donna si e’ quindi rivolta ai carabinieri del comando provinciale di Palermo, che la notte scorsa hanno fermato l’uomo, che ora deve rispondere di violenza sessuale. La vittima ha raccontato di avere subito gli abusi nella casa del nonno a cui veniva spesso affidata dai genitori, assolutamente inconsapevoli di cosa accadesse.


Un giovane 24enne di Racale è stato arrestato con l’accusa di pedofilia. In casa possedeva più di 30mila foto con immagini violente di bambini

Sono scattate le manette per il giovane perito informatico di Racale dopo che i militari hanno effettuato un maxi sequestro per più di 30mila foto, in file, che il giovane possedeva in casa. Per questo sono sotto inchiesta anche i genitori del ragazzo, padre poliziotto e madre insegnante di religione, per i quali è stata richiesta la custodia cautelare respinta però dal gip in quanto non sono ancora state individuate prove per la loro colpevolezza. Sembra che il ragazzo avesse scaricato da Internet tutte le foto successivamente archiviate sul computer. Per lui sono scattate le manette.


Un turista italiano è stato arrestato in Cambogia con l’accusa di abuso sessuale su sei bambini. Lo rende noto l’Ecpat-Italia che riferisce informazioni ricevute da Ecpat Internazional e dalla polizia locale. L’uomo si chiama F. C, ha quarantatre anni, ed è stato arrestato a Sihanoukville, martedì notte mentre era in compagnia di un gruppo di bambini. Cencini, di cui non si conosce la città di provenienza, è in attesa di un processo; è accusato di aver molestato quattro bambine e due bambini, tra gli otto e i tredici anni. Sinanoukville, la città dove è stato fermato l’italiano - riferisce Ecpat - è la più importante città cambogiana sul mare.


Indagata anche la donna: «Non ha impedito gli abusi»
Il papà pedofilo è in cella. E la moglie, c’è mancato poco che lo seguisse. E’ finita anche lei sott’inchiesta per aver «tollerato, favorito, agevolato e non impedito» gli abusi del marito sul figlio e sulle sue amichette di scuola. Un comportamento sospettato dagli investigatori del commissariato Mirafiori e dalla procura, ma confermato soltanto un paio di settimane fa da Cristina, oggetto delle attenzioni morbose della coppia quando aveva appena 9 anni. Per quegli episodi, la procura aveva chiesto l’arresto anche per la donna. Fuor di dubbio la gravità dei comportamenti descritti dalla stessa bambina, il giudice delle indagini preliminari Cristiano Trevisan ha valutato che non ci fosse il pericolo di altri episodi di questo genere: la «molla» di quegli abusi era il marito, lei era succube di quell’uomo. Lui è in carcere, il figlio è stato tolto a quella famiglia da incubo. Per il giudice, la «pericolosità sociale» della donna è «strettamente legata all’inadeguatezza a svolgere il suo ruolo di madre»: motivazione sufficiente a sostenere la decisione di sospendere per due mesi la «potestà genitoriale». Libera, ma non più madre.

E comunque, non erano certo atteggiamenti da madre quelli descritti da Cristina agli ispettori Angela Lolli e Marcello Miano, del commissariato Mirafiori diretto dal vicequestore Gian Mario Sertorio. Gli investigatori hanno raccolto quella testimonianza poche settimane fa. Il suggerimento era arrivato dallo stesso padre finito in cella per atti di pedofilia sul figlio e sulle compagne di scuola. Lo aveva fatto il giorno della perquisizione ordinata dalla procura, quando gli investigatori avevano trovato migliaia di foto di bambini nudi memorizzate nel computer. Antonio (così chiameremo l’uomo) [magari abita dietro casa nostra] ha ammesso «carezze, ma senza malizia» ad alcuni bambini ritratti in quelle immagini. Una era Cristina. Lei, però, ha raccontato molto di più. Come quella volta che la bambina era a casa di Antonio e Adriana (la moglie). Era seduta sul divano della cucina assieme al figlio della coppia. D’un tratto, il padre ha incominciato a giocare, a fare il solletico, ma le mani si spingevano sotto i vestiti. E la madre era lì. Guardava. E taceva. All’inizio. Poi, era diventata complice. «E’ uscita dalla stanza un momento, quando è tornata ha chiesto se volevamo bere un po’ di camomilla. Non volevo, ma lei insisteva dicendo “Soltanto un pochino, soltanto un pochino”. E così ho accettato» è il ricordo di Cristina. Bevuto qualche sorso, si era addormentata. E al risveglio, aveva trovato il papà del compagno di scuola impegnato ad accarezzarle il basso ventre. Altre «toccatine» erano avvenute qualche settimana dopo, sempre a casa della coppia. La scusa era di ascoltare le canzoni dello Zecchino d’oro. Sdraiati sul letto e a luci spente.

Gli investigatori, però, non si sono fermati. Cercano altri bambini. Due sono ritratti in un video memorizzato sul computer di Antonio. Sono filmati nudi, sotto la doccia. Prima, era toccato a loro stare dietro la videocamera: avevano ripreso Antonio mentre baciava e palpava il seno della moglie, in una gita in riva a un fiume.


Scarcerato pedofilo, abusa di una bimba di quattro anni 17 Febbraio 2008

AGRIGENTO - In cella, con l’accusa di avere stuprato tre sorelline, è rimasto meno di un anno. Tornato libero, un mese fa era stato condannato a sei anni e quattro mesi, ma aveva solo l’obbligo di firma. Giovedì scorso, è tornato ad abusare di una bimba di quattro anni, che gli era stata affidata dalla madre, una lontana parente. Vincenzo Iacono, un pizzaiolo di 45 anni (nella foto), è stato arrestato dai carabinieri: la sua ultima vittima ha raccontato tutto alla madre, che è corsa in caserma. Una perizia medica ha confermato gli abusi.
Anche giovedì scorso, Iacono si era presentato in caserma, per firmare il registro dei sorvegliati. Con sé aveva proprio quella bambina. Dopo l’avvio delle indagini, i carabinieri l’hanno atteso venerdì notte fuori dalla pizzeria in cui lavorava, per notificargli il fermo. Adesso, Iacono si trova in isolamento, anche per evitare ritorsioni in carcere.
Le sue prime vittime, tre sorelline di Aragona, erano figlie di amici di famiglia. I genitori si fidavano di lui, tanto da affidargli le piccole. Ma un giorno, lui le aveva portate in un casolare abbandonato. I genitori non avevano capito subito. Solo l’intervento degli psicologi aveva fatto scattare le indagini. E così, il 23 marzo 2005, il pizzaiolo era stato arrestato. Ma neanche un anno dopo era tornato in libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare.
Si era trasferito presto ad Agrigento. “Era stato abile a non far sapere del brutto episodio di cui era stato protagonista“, dicono i carabinieri. Così, la madre dell’ultima vittima si era fidata. Fino a giovedì, quando la figlia le aveva detto in lacrime:

“Lo zio mi ha fatto fare cavalluccio“.


Purtroppo sono migliaia gli altri casi e continuano a crescere ogni giorno.

vedi:  Troviamo i bambini

Dobbiamo fare assolutamente qualcosa!
 


     
Pedofilia:
il 92%
sono bambini europei
Un rapporto analizza
il quinquennio
2003-2007

"Sono europei i bambini sfruttati; europei la maggior parte dei siti internet illegali; europei sono i clienti e i consumatori della pornografia minorile, con gli italiani che occupano un tristissimo quinto posto nella classifica mondiale".
Con queste parole viene introdotto il Rapporto 2007 sullo stato della pedofilia on line, redatto dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno, da cui emerge anche che, negli ultimi cinque anni, la pornografia minorile è raddoppiata con un incremento del 131% e l'Europa ne è l'epicentro.

Il rapporto analizza la situazione relativa all'ultimo quinquennio 2003-2007 e i dati sono allarmanti:

- il 92% dei bambini sfruttati è di razza europea;
- il 61% dei clienti e dei consumatori della pedofilia on line è europeo;
- l'86% dei materiali pedofili rilevati in rete è dislocato in territorio europeo;
- il 52% dei siti internet legati al pedo-business è in Europa.

Inoltre la fascia di età dei bambini coinvolti si abbassa progressivamente e, se nel 2003 l'età media era di 10 anni, nel 2007 si tratta di bimbi di 7 anni e anche più piccoli. L'offerta di materiali pedopornografici è poi sempre più varia, grazie anche al supporto delle nuove tecnologie. Per esempio sono sempre più diffusi i "masked files", filmati o serie di fotografie compressi che possono essere pubblicati su siti internet ma in maniera nascosta o comunque protetta.

Di conseguenza è aumentato anche il numero dei siti pedofili. Secondo le stime, nel periodo tra il 2003 e il 2007 sono state effettuate 96.565 rilevazioni e denunce di materiale pedopornografico mentre lo scorso anno si è raggiunta la cifra record di 39.418 notifiche.